Il papà assisterà al parto?
dicembre 12, 2009 by mammenellarete
Filed under Parto, Slider
Che ormai il sesso forte sia rappresentato dalle donne, questo è risaputo.
Tra donne e uomini c’è un’enorme differenza di comportamenti, di opinioni e soprattutto di gestione degli eventi, in particolare quando questi sono davvero forti dal punto di vista emotivo.
Le donne in gravidanza spesso vengono accompagnata dai loro partner per le varie visite di routine, e fino a qui ci siamo: il papà del futuro bambino si rende disponibile perché una semplice ecografia è anche simpatica ed emozionante da vedere.
Quando si avvicinano i giorni del parto e la donna comincia a chiedere: ma tu assisterai alla nascita del nostro bambino?
L’uomo impallidisce, comincia a tergiversare,comincia a pronunciare quei sostenuti “ehm” molto riflessivi e sibila a bassa voce “si”, ma solo per non deludere la mamma del suo bambino e mostrare di essere lui il sesso forte.
Gli uomini sono molto sensibili di fronte a questo argomento e la maggiore credenza diffusa è quella della loro impressione davanti ad una donna che partorisce, che soffre tantissimo fisicamente. Solitamente il padre rimane fuori, nervoso ed attende percorrendo avanti e dietro la corsia dell’ospedale.
Ultimamente, però, i padri stanno armandosi di buon coraggio e cercano di affrontare questo momento anche se spesso nelle notti successive avranno incubi e soffriranno di sintomi da stress post- traumatico.
Molti corsi pre-parto sono organizzati con la presenza del partner, in effetti anche lui ha bisogna di seguire un percorso per addentrarsi, in modo determinato e senza timore, in questo evento a volte troppo cruento, almeno per un uomo!
L’impressione alla vista del sangue, il veder soffrire la propria donna senza poter fare nulla e l’inconsapevolezza di un maschio che non ha mai provato determinati disturbi e determinate sensazioni fisiche, sono tutti elementi che lasciano tentennare il papà del bambino nella scelta di assistere o meno al parto.
Come succede nella maggior parte dei casi, a perdere le forze non è la mamma, ma il papà che sviene per la forte emozione.
Un uomo, quindi, deve davvero ponderare bene questa scelta ed in base ai suoi aspetti caratteriali, decidere la soluzione migliore. Nemmeno una donna dovrebbe obbligare il partner ad assistere: se questo è molto sensibile, potrebbe trasmetterle ansia e creare scompiglio mentale e meno concentrazione durante il parto stesso.
In un uomo che ha assistito al parto della sua donna guardando tutto minuziosamente, può verificarsi un successivo calo del desiderio derivante proprio dallo stress traumatico subito.
I consigli.
Se davvero ci si sente dei papà forti, prevenire è meglio che curare! Guardare video di parti, in modo progressivo arrivando pian piano a dettagli maggiori, può aiutare tantissimo ad arrivare preparati a questo grande evento. Inoltre, se non si vuole assistere alla scena in modo diretto, ci si può sempre mettere alle spalle della donna, facendo sentire la propria presenza senza guardare e stringendo i denti e gli occhi, immaginando il proprio bambino tra le braccia.
Assistere al parto avvicina ancora di più l’uomo alla donna ed è un modo per comprenderla meglio nei momenti di sconforto.
Il tuo partner ha assistito al tuo parto? Raccontalo alle altre mamme sul nostro forum “E’ nato”!
Il rigurgito del neonato
novembre 30, 2009 by mammenellarete
Filed under Slider, neonato
Uno dei tipici avvenimenti che coinvolge il ciclo di nutrizione del bambino è il classico rigurgito che consiste nella risalita di contenuto dallo stomaco verso l’esofago accompagnato dall’emissione di saliva e cibo dalla bocca. Si differenzia dal vomito perché non ha conati. Read more
Il libro per il mio bambino: il G.G.G.
novembre 26, 2009 by mammenellarete
Filed under Libri, Slider
Il vantaggio di essere bambini è proprio quello di poter sognare senza essere presi per pazzi, di esprimere desideri più strani, come quello di cogliere dei fiorellini di campo danzando in aria per raggiungere la luna e portarli a tutte le stelle!
La fantasia dei bambini scaturisce anche dall’immaginazione di quello che loro ancora non conoscono: pensano che la morte possa essere un gigante che viene all’improvviso per strapparli a questo pianeta e portalo via per sempre da mamma e papà.
Anche Sofia è una bambina, purtroppo orfana, che un bel giorno viene presa dal suo letto e portata via, senza meta, da un gigante.
Comincia così la storia di una delle bambine più famose che ha rallegrato ed accompagnato migliaia di pargoli alle prime armi con la loro lettura. Bambini di tutte le età e di tutte le nazionalità che son cresciuti con l’idea che l’immaginazione fa fare sogni oltre la realtà.
Stiamo parlando di “Il G.G.G.” di Roald Dahl, un libro avventuroso, ricco di luoghi strani e personaggi famosi, come la regina d’Inghilterra e pieno di suspance, quella che stupisce i piccini, quella di cui han perso gusto gli adulti…
È notte e Sofia è nel suo lettino quando inaspettatamente viene sorpresa nel sonno da un essere che le stringe la mano: il gigante la porta via con sé in una grotta.
Cosa vorrà farle?
Ecco scatenarsi le immaginazioni più fantasiose: vorrà cucinarla e mangiarla? Sofia sarà magari fritta, oppure cotta sulla brace, oppure sarà il condimento più saporito per una pozione magica?
Nulla di tutto ciò!
Il gigante è buono e il suo lavoro è quello di soffiare sogni ai bambini.
E poi, questo strano umano che è penetrato di soppiatto nell’Ora delle Ombre, per rapire Sofia, è vegetariano e mangia solo centrionzoli, a differenza dei suoi colleghi, come L’Inghiotticicciaviva o il Ciuccia-budella che ogni notte si dimenano alla ricerca di carne da poter mangiare; si ingozzano di popolli: umani!
Perché il Gigante ha rapito proprio Sofia?
Cosa c’entra il suo lavoro di soffiare sogni ai bambini con la condizione di orfanella della piccola?
Roald Dahn porta i piccoli in un viaggio avventuroso verso la scoperta di situazioni strane ed intriganti che stimoleranno la loro curiosità e la loro voglia di conoscere fino in fondo il Grande Gigante Gentile, uno di quei pochi esseri buoni rimasti sulla terra…
Il parto operativo: forcipe e ventosa
novembre 26, 2009 by mammenellarete
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Durante il parto, si può andare incontro a complicazioni che si concentrano, soprattutto nella fase espulsiva o in quella del travaglio. In questi casi i medici decideranno di andare avanti con il parto operativo, utilizzando alcuni strumenti per facilitare la fuoriuscita del bambino ed evitare di mettere in pericolo la sua vita e quella della mamma.
Il parto operativo può essere quello cesareo, in cui si effettua un piccolo taglio nell’ addome e nell’utero della mamma per permettere l’estrazione del feto; in genere si effettua in anestesia locale (spinale o epidurale); oppure in anestesia totale.
La donna, nella fase espulsiva, può risultare completamente dilatata, ma o per stanchezza fisica, mentale, oppure per via dell’utilizzo dell’epidurale; le sue contrazioni divengono meno efficaci e la spinta risulta abbastanza debole.
Quando invece si tratta di parto naturale, i medici possono decidere di utilizzare due strumenti abbastanza conosciuti: il forcipe e la ventosa.
Il forcipe è uno strumento metallico costituito da due branche metalliche curvate che favoriscono la presa e sono facilmente adattabili al canale del parto. Viene inserito dall’operatore con una lieve trazione verso il basso (seguendo il movimento di rotazione che avviene nel parto spontaneo) e viene posto ai lati della testa del bambino. Il suo uso è ristretto ad alcuni casi: quando c’è dilatazione completa, le membrane sono rotte e quando la posizione del feto è ben conosciuta. L’utilizzo del forcipe sta diventando sempre minore per via delle lacerazioni che può comportare, come quelle alle pareti vaginali, alla vescica o al retto.
Inoltre, se non utilizzato bene, si può andare incontro a lesioni fetali, come emorragie cerebrali ed altri tipi di lesioni che possono provocare handicap fisici e psichici al bambino.
Si ricorre a questo strumento quando c’è un prolungamento o arresto del travaglio, quando la partoriente è molto stanca e nel caso in cui ci sono segnali di insofferenza fetale e non è possibile procedere con il taglio cesareo.
L’utilizzo del forcipe comporta solo lievi arrossamenti e piccole abrasioni sul viso del bambino che scompaiono nel giro di qualche giorno.
La ventosa è l’altro strumento utilizzato nel parto operativo per facilitare la presa del bambino. È costituita da una coppa metallica di 3/6 cm circa di diametro e collegata ad un tubo aspirante. All’estremità opposta della coppa vi è una catenella con una maniglia, per facilitare la presa. La pompa della ventosa viene inserita nella vagina della partoriente e la ventosa si attacca alla testa del bambino in modo da tirarla fuori. In qualche minuto nella coppa si crea un vuoto di pressione: la ventosa si salda alla testa del piccolo.
L’operatore esercita una piccola trazione verso il basso e tira la testa del feto verso il canale del parto. A differenza del forcipe, la ventosa non crea lesioni al piccolo perché, qualora dovesse essere utilizzata in modo sbagliato, questa può solo staccarsi dalla testa e non provocare nulla di lesivo, nemmeno alla mamma.
Si ricorre alla ventosa quando la donna non riesce più a collaborare fisicamente con le spinte, quando è necessario accelerare il parto perché, a causa dell’inefficacia delle contrazioni uterine, c’è un ritardo di progressione (verso il canale del parto) della testa del bambino.
La ventosa, come già detto, non crea lesioni come quelle che potrebbe comportare il forcipe, può solo comportare la comparsa di piccole raccolte ematiche sullo scalpo del piccolo che si riassorbono nel giro di qualche settimana.
Com’è stato il tuo parto? Dillo sul nostro forum!
Il linguaggio dei bambini
novembre 26, 2009 by mammenellarete
Filed under Bambino, Slider
L’acquisizione del linguaggio dei bambini è un evento progressivo che avviene per tappe.
Come ci spiega la nostra esperta, la dott.ssa Schiavi, ogni bambino ha i suoi tempi e le sue esigenze e non ci si deve del tutto preoccupare se il piccolo, anche se grandicello, non parla bene oppure non parla affatto: potrebbe esplodere all’improvviso e parlare anche in modo perfetto.
Dipende da molte situazioni e, a volte, un ritardo può semplicemente dipendere da un aspetto di pigrizia caratteriale.
I consigli per aiutarlo nella maturazione del linguaggio:
- Quando ci sono dei dubbi, è bene valutare il comportamento del bambino e verificare se è in grado di capire quello che sta ascoltando quando ci si rivolge a lui, cioè se mostra un certo tipo di atteggiamento riconducibile alla comprensione. L’attenzione mostrata dal genitore può far si che la mamma e il papà stessi siano in grado di analizzare da soli se le capacità di comprensione del piccolo sono in fase di sviluppo.;
- Parlargli molto spesso con frasi abbastanza semplici cercando di associare le parole agli oggetti, indicandoli e mostrando al bambino il loro nome, in modo che il piccolo continui ad immagazzinare anche se non ancora in grado di emettere parole ma solo piccoli suoni;
- Parlare con lui, giocare insieme, magari sfogliando anche dei libri indicando immagini, associandole alle parole: i piccoli hanno una capacità di acquisizione del linguaggio abbastanza veloce;
- Farsi indicare da lui gli oggetti appena definiti con le parole per valutare se la comprensione e l’acquisizione delle parole stesse sia avvenuta;
- Se il bambino cambia le parole bisognerebbe correggerlo, ma non farlo in continuazione perché potrebbe essere frustrante, a lungo andare;
- I genitori parlano, poi, con un linguaggio simile a quello del bambino, definito nel gergo “bambinese”>. La mamma ed il papà lo fanno per una questione di affetto, ma non bisogna mai dimenticare di parlare anche in modo corretto, altrimenti il piccolo potrebbe prendere per data quella versione di “parlato” e pensare che sia sempre quella giusta (anche se oggettivamente sbagliata);
- Se a lungo andare, magari anche intorno ai 36 mesi, il piccolo non ha raggiunto ancora lo sviluppo del linguaggio, è bene consultare il pediatra per valutare la sua situazione. I genitori possono perfettamente capire se c’è qualche problema, anche prima del raggiungimento dell’età definita. Dai suoi semplici atteggiamenti, non è difficile accorgersi se il piccolo riesce a comprendere o ad ascoltare: si possono analizzare le capacità di apprendimento, di osservazione, tutti quegli aspetti che compongono la sfera cognitiva del bambino.
I consigli della nostra esperta, la dott.ssa Schiavi sono molto utili a dare una risposta ai tanti dubbi che un genitore si pone a riguardo.
Com’è stata l’acquisizione del linguaggio per il tuo bambino? Raccontalo sul nostro forum!
Guarda il video della nostra esperta!
I primi momenti di vita del bambino
novembre 25, 2009 by mammenellarete
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I primi momenti del bambino sono quelli più singolari, rappresentano quella particolare novità che una mamma non vede l’ora di poter assaporare. Ma sveliamo tutte le verità e le più profonde curiosità sugli attimi più emozionanti della vita di un bambino.
Il primo pianto.
Il primo pianto e grido del bambino viene sempre paragonato al suo primo respiro. Il cambiamento dal pancione della mamma all’esterno è un evento abbastanza “traumatico”per il neonato:
- la temperatura esterna può essere anche di quindici gradi inferiore rispetto alla temperatura del liquido amniotico;
- ora sente il suo peso (prima galleggiava nel liquido amniotico, era leggero), i suoni, vede la luce.
Durante la gravidanza, per respirare utilizza la placenta: tramite essa elimina l’anidride carbonica. Alla nascita, invece, diventa autonomo e per la prima volta respira con i suoi organi ed il flusso di sangue, adesso, è maggiore rispetto a prima quando, nei suoi polmoni, era presente liquido.
Il bambino piange perché?
Tutti questi improvvisi avvenimenti, come lo sbalzo termico, gli stimoli tattili dovuti al suo passaggio nel canale del parto, diminuzione di ossigeno nel sangue, innescano il suo primo pianto ed i suoi primi gesti respiratori. Succede che i suoi polmoni si espandono improvvisamente, si dilatano ed aumenta il flusso di sangue. Il liquido polmonare comincia a lasciare i polmoni del piccolo già a partire dalla fase del travaglio.
Il calo del peso.
Nei primi giorni di vita, il bambino è soggetto al cosiddetto calo fisiologico che si attribuisce ad un eccesso di liquidi che il neonato perde con la sudorazione ed emissione di urine e meconio (le prime feci del neonato); inoltre, vi è anche la perdita di acqua attraverso la pelle e l’albero respiratorio, per evaporazione.
La perdita d’acqua è influenzata dall’età gestazionale del neonato, dalla temperatura corporea che determina la sudorazione e anche dalla temperatura ambientale. Essendo l’attività motoria, molto più attiva rispetto al periodo fetale, il piccolo ha un consumo energico più elevato e molte volte non è compensata con l’introduzione alimentare.
Quando la perdita non è elevata può manifestarsi temperatura febbrile (febbre transitoria neonatale) e disidratazione. Ciò può avvenire anche a causa di temperatura esterna, per ambienti troppo secchi o in bambini con pesi molto bassi. La temperatura si riesce a normalizzare anche somministrando liquidi per bocca (acqua e zucchero).
Le misure alla nascita.
L’età gestazionale di un neonato varia dalle 38 alle 42 settimane. In questi periodi medi, le misure di un neonato dovrebbero essere:
- peso: tra i 3,300 e i 3,400 kg (i maschietti pesano anche 100 – 150 gr di più delle femminucce);
- lunghezza: 50 cm;
- circonferenza cranica 34,5 – 35 cm (la testa appare grossa quanto il torace).
Ovviamente, queste misure variano in base alla statura dei genitori, a fattori geografici, a condizioni alimentari ed anche alla salute materna.
Come sono stati i primi momenti del tuo piccolo? Raccontalo sul nostro forum “il mio bambino”!
La manovra di Kristeller durante il parto
novembre 7, 2009 by mammenellarete
Filed under Parto, Slider
Durante il parto naturale, quando si sta giungendo alle ultime fasi dell’espulsione del bambino, può capitare che la mamma non riesca più a spingere, oppure che le contrazioni non abbiamo più la stessa efficace di quelle precedenti. Come abbiamo già visto, in questi casi il medico può farsi benissimo aiutare da strumenti come il forcipe e la ventosa. Essi non vanno mai utilizzati con abuso perché potrebbero comportare danni sia alla mamma che al bambino quando non vengo adoperati in modo adatto.
Può accadere anche che il medico di una mano alla partoriente con una manovra chiamata Manovra di Kristeller che accelera l’espulsione del feto. Consiste nell’esercitare una pressione a livello del fondo dell’utero con la mano o con il braccio. Il medico si aiuta afferrando il lettino dove è stesa la partoriente e spingendo seguendo l’andamento della contrazione, come se volesse facilitare il lavoro che la contrazione già sta facendo.
La manovra di Kristeller può essere effettuata se non ci sono disequilibri tra la testa del feto e le pelvi della mamma, se non ci sono ostacoli alla progressione dovuta alle parti molli, e va eseguita con molta accuratezza, in quanto una pressione troppo violenta e nella zona sbagliata può comportare lesioni vaginali, rottura dell’utero ed anche lesioni perineali.
Questo esercizio va eseguito solo quando:
- vi è sofferenza fetale in avanzato periodo espulsivo;
- il piccolo è in posizione cefalica è c’è difficoltà di espulsione delle spalle;
- si sta procedendo con parto operativo ed uso del forcipe e della ventosa, per coadiuvare il loro lavoro.
La pressione che il medico esercita con mano, braccio o avambraccio, va realizzata in modo sincrono con le spinte espulsive della partoriente e le contrazioni uterine; inoltre, la manovra non va ripetuta più di tre-quattro volte.
In effetti, se non eseguita in modo corretto, oppure eseguita troppe volte, la manovra di Kristeller, oltre a comportare le lesioni suddette dovute anche all’improvvisa espulsione della testa del feto mentre si esercita la pressione; può anche comportare:
- distacco intempestivo della placenta con emissione di materiale placentare nel circolo materno;
- sofferenza fetale;
- contusione delle pareti uterine.
-
Il sangue materno nel contatto con il sangue fetale potrebbe o immunizzarsi se l’RH è compatibile, oppure comportare, come abbiamo già accennato, un problema coagulativo quando il materiale trombopolastinico della placenta entra in circolo nel sangue della madre.
Inoltre, c’è la possibilità di sanguinamento copioso dovuto alla forte pressione esercitata e si può andare incontro ad indebolimento uterino.
Bisogna ricordare che la manovra di Kristeller è anche molto dolorosa e potrebbe comportare anche uno shock neurogeno, quindi va utilizzata solo in pochissimi casi estremi e va controllata la forza impiegata: deve essere molto contenuta.
Discutine con le altre mamme sul nostro forum “Aspetto un figlio”!
Mamma Simona: rigurgiti di creatività
settembre 21, 2009 by mammenellarete
Filed under Slider, Storie senza fine
Con due figli piccoli e il lavoro, che ripresi quasi subito dopo il parto, di tempo per fare altro ne rimaneva pochissimo.
Eppure la mia fame di creatività che, per alcuni mesi, sembrava soddisfatta dalla doppia maternità, ritornò improvvisamente a tormentarmi una mattina uggiosa di novembre.
Mi svegliai di soprassalto, come in preda a un sonnambulismo visionario.
Scarmigliata e con gli occhi incollati dal sonno mi gettai sul computer, senza sapere ancora – almeno a livello cosciente – cosa avrei scritto.
Cominciai a battere sui tasti come una forsennata e non mi fermai finché non fu l’ora di svegliare i piccoli e prepararli per la scuola.
Il pomeriggio, rientrata dal lavoro, ripresi a scrivere fino all’ora di andare a prendere i bambini.
La sera, dopo cena, mollati i figli al consorte, ripresi la mia instancabile attività.
Fu così per molti giorni, addirittura per mesi. Era iniziata l’odissea dei miei cari, saliti con me sulla nave di un’ispirazione perpetua.
E questa nave era spesso in preda ai marosi: “tutti fuori dallo studio” urlavo senza alcuna pietà per le faccine impaurite dei bambini “non voglio nessuno tra i piedi per almeno tre ore”.
Mio marito mi stava alla larga, studiando da lontano la mia espressione da Menade nel bel mezzo di un Baccanale.
Una sera mi disse: “se continui così, io e i bambini ce ne andiamo”.
Io gli risposi, implorandolo: “sopportatemi ancora un po’ di tempo, non mi manca molto per finire la prima stesura, poi tutto sarà più facile”.
Che cosa stavo scrivendo con tanta foga, mettendo a repentaglio la serenità della mia famiglia? Una raccolta di racconti sulle persone che avevo conosciuto negli ospedali e negli ambulatori dei medici ai tempi del mio girovagare clinico, e sulle loro patologie.
I ricordi dei loro discorsi su come la vita cambiasse per sempre, in seguito a una patologia neurologica o neuropsichiatrica, si erano acquattati per mesi in un anfratto del mio cervello, e adesso tornavano tutti fuori, insieme a una galleria di volti giovani, anziani, di mezza età, dallo sguardo intensificato dal male o perso dietro ai fantasmi creati dalla loro mente.
E tutti, tutti questi volti, mi chiedevano a gran voce di scrivere di loro, che almeno la loro difficile esistenza, i sogni interrotti, gli amori perduti, le speranze ritrovate e perse non venissero inghiottiti dal limbo dei continui ricoveri e delle emergenze da gestire, che la patologia imponeva.
Com’è ovvio per chi scrive, tutelai la privacy delle persone che avevo realmente conosciuto: presi solo spunti dalle loro storie e poi le articolai con la mia fantasia, inventandomi intere esistenze, teorie di familiari di vario grado, storie d’amore infelici o difficili e chi più ne ha più ne metta.
Ogni tanto avevo delle crisi, che mio marito doveva placare prima che si trasformassero in attacchi di panico: “i racconti fanno schifo, non troverò mai un editore, non piaceranno a nessuno” dicevo fra i singhiozzi. Lui mi diede un suggerimento che si rivelò valido: “a me piacciono, ma io sono di parte. Devi trovare un lettore autorevole e obiettivo che ti dica il suo parere senza mezzi termini”.
L’idea mi attraeva e mi terrorizzava insieme, ma ero anche spinta a cercare una via d’uscita dal calvario che stavo infliggendo alla mia famiglia.
Mi rivolsi, in preda a un’ansia da conato di vomito, a una celebre editor padovana, una giovane donna, bella e con una forte carica umana. Quando la incontrai, seppe mettermi subito a mio agio, mi promise di leggere i racconti e di essere, con me, sincera fino alla durezza, nel caso occorresse.
I giorni che passarono dopo la consegna dei racconti furono una tortura cinese per me, e per la mia famiglia di conseguenza.
Quando l’editor mi chiamò per comunicarmi l’esito delle sue letture, le gambe mi facevano “giacomo giacomo”. Il responso fu positivo, un po’ di editing e poi si poteva tentare di proporre i racconti alle case editrici.
La mia gioia era insostenibile. Per settimane divenni una madre e una moglie ideale, non toccavo più la tastiera, ma preparavo pranzi e cene da grande chef per cercare di farmi perdonare l’abiezione in cui ero caduta nei mesi precedenti.
La felicità toccò lo zenit quando, dopo solo un mese di tentativi, trovai l’editore disposto a pubblicarmi.
Com’ è cominciata la storia di Mamma Simona? Ecco il riassunto delle vecchie puntate!
Cinture di sicurezza in gravidanza e l’iniziativa quiz&go!
settembre 17, 2009 by mammenellarete
Filed under Slider, curiosità gravidanza
Le guidatrici con il pancione sono tantissime e molte si chiedono se è il caso o meno indossare la cintura durante la guida e quali rischi può comportare il fatto di indossarla?
La cintura è sempre qualcosa di noioso da portare, ma sicuramente aiuta a salvare la vita in caso di incidenti stradali. Anche in gravidanza è obbligatoria e non crea alcun problema al feto.
Ovviamente va indossata in modo diverso rispetto alla maniera standard.
Ecco alcune norme per l’utilizzo corretto della cintura in gravidanza:
- Farla passare sotto la pancia, dunque sull’anca. Se viene posta sulla pancia (come si fa usualmente) può davvero provocare danni al bambino, in caso di bruschi impatti o frenate;
- Far passare la parte superiore diagonale della cintura fra i seni e dunque sopra l’addome;
- Evitare di viaggiare con la cintura troppo lenta perché, in caso di incidente, si potrebbe scivolare in basso e provocare il conseguente strappo verso l’alto, della parte di cintura che passa sotto l’addome.
Queste sono regole fondamentali da conoscere in quanto solo l’uso dell’airbag senza cintura non salva la vita: l’impatto che si subisce è violento e può trasformarsi in una bomba che si scaglia contro il pancione della futura mamma.
Il viaggio in auto durante la gravidanza resta molte volte un tabù per le donne, ma può diventare un’occasione divertente da dividere con i bambini!
Ecco che arriva l’iniziativa quiz&go!
Una caccia al tesoro per i bambini e i genitori!
Cosa serve per partecipare?
Non ci sono requisiti particolari, servono solo un telefonino su cui ricevere gli indizi e inviare le risposte, un’auto per raggiungere i luoghi misteriosi e tanta voglia di divertirsi.
Ecco tutte le info per la partecipazione!
Mominthecity: riso con pesto rosso
settembre 17, 2009 by mammenellarete
Filed under Mominthecity, Slider
Scusatemi per la lunga assenza!
Le vacanze e – al rientro – una valanga di impegni a casa e sul lavoro mi hanno travolta mi hanno fatta latitare un pò…
Torno con una ricetta di fine estate, sempre facile e veloce.
Provatela e poi ditemi se vi è piaciuta.
Riso con pesto rosso
Ingredienti
- riso (meglio se del tipo a chicco piccolo come ad esempio il vialone nano);
- 3 pomodori tipo San Marzano/bisceglie;
- 3 mazzi di basilico;
- 60 gr di pinoli;
- aglio se piace;
- 100 gr di pecorino romano;
- olio evo in abbondanza;
- sale e pepe.
Procedimento
Frullate – non troppo – nel mixer il basilico, i pomodori spellati e privati dei semi, l’aglio e metà dei pinoli.
Mettete il tutto in una ciotola e condite con l’olio, salate e pepate.
In un padellino antiaderente fate tostare brevemente i pinoli.
Lessate il riso – non scotto!- e conditelo con il pesto, i pinoli tostati e il pecorino grattuggiato.
Buon appetito!








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