Mamma Simona diventa zia
novembre 2, 2009 by mammenellarete
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La “ziitudine” è una categoria della mente e un’inclinazione dell’animo che ho fatto sempre fatica a concepire.
Che cosa sono uno zio e una zia?
Dei genitori in seconda?
Ma per quello ci sono già i nonni.
Una mamma e un papà alternativi, sempre sorridenti, che non rimproverano mai? Già, fino al momento in cui il caro nipotino non abbatte a pallonate il loro “moretto da tavola” del settecento.
Una coppia di parenti stretti che amano i loro nipoti quasi come i genitori? E come la mettiamo con quegli zii che vedono i nipotini alla nascita e poi si ripresentano solo il giorno della loro laurea?
Coloro che mettono al mondo i cugini? Ma questo come li lega direttamente ai nipoti?
E poi, c’è differenza fra lo zio consanguineo e lo zio acquisito?
Tutte queste domande, e altre ancora, mi hanno sempre tormentato, fino al giorno in cui dalla teoria sono passata alla pratica.
Mia sorella, più giovane di me di sei anni, è rimasta incinta un giorno di sedici mesi fa.
Sin da quando me lo ha comunicato, ho cominciato a “sentire” cosa vuol dire essere zia, piuttosto che tentare di capirlo razionalmente, come avevo sempre tentato di fare.
Innanzitutto, durante i suoi nove mesi di gravidanza, anch’io sono ingrassata di otto chili.
Poi sono diventata assolutamente irrazionale, come se avessi acquisito la combinazione ormonale di una gestante. Passavo attraverso diversi stati mentali che alteravano tutti la realtà, del tipo:
1. Mia sorella è troppo giovane per essere già incinta (Claudia ha 34 anni)
2. Lavora troppo, si stancherà, deve stare a riposo (questo perché “la gravidanza non è una malattia”)
3. Si nutriranno in modo adeguato lei e il feto? Claudia sta prendendo troppo poco peso (mia sorella è esperta di nutrizione)
A latere di queste preoccupazioni assolutamente infondate, si sviluppavano nella mia testa vari interrogativi, dai più banali ai più cupi:
1. Sarà maschio o femmina?
2. Saprò amarlo?
3. E lui mi ricambierà?
Le risposte ai miei dubbi sono arrivate quando è nata Cinzia, una mattina di sette mesi fa.
L’ho presa in braccio e l’ho riconosciuta: era lei, la mia nipotina, e non poteva che essere così, con il suo taglio d’occhi, la sua boccuccia a fiore e il suo tenero incarnato. Dopo circa venti giorni dalla nascita già mi sorrideva con dolcezza (inutile ripetermi che prima dei due mesi di vita non sviluppano il sorriso intenzionale, non ci crederò mai).
Avendo fede nella reincarnazione, ritengo che io e lei ci siamo già incontrate in un’altra vita, e in quella vita eravamo sicuramente unite da un legame affettivo. Mio marito mi ha detto di aver provato la stessa sensazione di riconoscimento, è questo è già più strano perché lui non è un consanguineo.
Mi sono risposta che dev’essere come nell’adozione: una mamma e un papà che adottano un bambino diventano i suoi genitori a tutti gli effetti, anche se non hanno alcun legame di sangue con lui.
Così chi diventa zio, anche se acquisito, si arricchisce di una nuova dimensione dell’affettività della quale non si libererà più, quali che siano le vicende esistenziali di ciascuno.
Però mi rendo conto che, da una zia che scrive per mestiere, la piccola Cinzia può aspettarsi di più delle coccole e dei bacetti. Magari delle fiabe scritte solo per lei. Ma intanto, finché è così piccina mi piace dedicarle su questo blog una poesia:
Cinzia a sette mesi
Splendida mordicchiosa,
golosa di bacetti.
Tu con sovrana indifferenza,
come lei stessa faceva,
indossi dell’amata
di Properzio poeta
il nome esotico e sensuale.
Coccola miagolosa
dagli occhi d’oriente,
mi guardi e mi sorridi
e intanto pensi
“femmina mosaicata
con tessere di mamma,
imitazione pessima
di ciò che di meglio
finora mi offre il mondo”
Leggi la storia di Mamma Simona. Com’è cominciata?
La babysitter di Mamma Simona
ottobre 5, 2009 by mammenellarete
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La nostra Mamma Simona comincia a raccontarci la storia della sua cara Babysitter.
Chi sarà questa misteriosa donna Luzzardi?
Adele Luzzardi, ex maritata Perin, è milanese e ne è orgogliosa.
Vive a Vicenza, però, da tanti anni che nemmeno li conta più.
Non è giovane e non è vecchia, non è bella e non è brutta, ma colpisce l’attenzione di tutti: Adele ha gli occhi magici che guardano al cuore delle cose e delle persone, e una bella parlantina, colorata di milanese, che a molti piace e che molti non sopportano.
E’ un’astrologa, ma non come tutte le altre.
Ha fatto studi da autodidatta e ora è specializzata in astrologia psicologica. I suoi piani natali godono di un discreto successo: lei non si limita a dare informazioni sulle predisposizioni astrali, dipinge a parole anche la personalità di chi ha di fronte, perché sa leggere le persone dall’interno.
Adele dice a tutti: “tu sei speciale!” e non è ipocrita, sa benissimo che ognuno lo è, a suo modo, l’ha imparato da piccola nella sua strana famiglia.
E’ autodidatta perché non ha potuto studiare molto, visto che da piccola era spesso malata e di famiglia povera. Ha completato con fatica la terza media, pur essendo molto portata per gli studi e in particolare, lei pensa, per la pedagogia.
Adele sorride con tenerezza pensando a sua madre che le procurava sempre i fogli e i colori per disegnare, facendo saltar fuori i soldi, non si sa come, da uno scarno bilancio familiare. Così è diventata anche una pittrice.
Non che faccia mostre, non ha mai avuto un giro di conoscenze adeguato, ma dipinge bei quadri a olio con un talento da impressionista allucinata.
Il suo quadro più bello rappresenta una terra al tramonto con una fuga di uccelli nel cielo porporino: gli uccelli disegnano un cerchio ma uno di loro rompe la formazione e vola verso l’alto. “Dovresti venderlo” le dice sua figlia Giusi, ma Adele è convinta che nessuno lo comprerebbe e, comunque, lo vuole tenere con sé a ricordarle che c’è sempre una via d’uscita.
E’ stato fondamentale, per lei, quel quadro, quando ha dovuto divorziare dal marito. Ha passato ore a fissarlo, invece di piangere sulla sua sorte e su quella dei suoi due figli. Le ha dato la forza di chiudere, dopo trent’anni, con un uomo freddo e musone che non l’aveva mai resa felice. Rimasta sola, a cinquant’anni, con i ragazzi ormai grandi e per i fatti loro, ha ricominciato a vivere partendo dal basso.
E’ andata a far le pulizie in casa delle signore di Vicenza, dove si era trasferita col marito trent‘anni prima; nel tempo libero studiava i testi fondamentali dell’astrologia.
Adele è convinta che, a furia di leggere e rileggere quei libroni pieni di connessioni astrali e fatali coincidenze, gli occhi le si siano riempiti di una luce magica che adesso, senza volere, effonde sugli altri.
Ecco com’è cominciata la storia della misteriosa donna Luzzardi!
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Mamma Simona: anno nuovo
settembre 25, 2009 by mammenellarete
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Questo sarà l’anno dell’editing del mio libro, della sua promozione, dei concorsi, dei festival e dei saloni del libro, degli incontri e degli scontri con l’editore, dei vernissage ai quali “proprio non si può mancare” e poi?
Non so proprio cosa mi aspetti nei mesi a venire, forse, per un po’, sarò una trottola viaggiante con valigia a rotelle al seguito. Forse dovrò presenziare a serate ed eventi per crearmi la dovuta visibilità.
A tutto questo si aggiungerà il lavoro d’insegnante, gli appuntamenti per la fisioterapia e, last but not least, la stesura del mio secondo romanzo, per il quale ho già un’idea anche se, fortunatamente per i miei familiari, non sono ancora a bordo del treno senza stazioni dell’ispirazione – se non a tratti.
E i bimbi in tutto questo? Se la vita appare già a me un gigantesco caleidoscopio che muta continuamente colori e forme, compresi i miei onnipresenti sbalzi d‘umore, a loro sembrerà di essere catapultati sulle montagne russe senza possibilità di scendere e con lo stomaco sempre in gola per la paura.
Non può andare così. Con mio marito stiamo studiando provvedimenti adeguati. “organizzazione ci vuole” fa lui dall’alto della sua laurea in economia e commercio.
Ammetto l’importanza vitale dell’organizzazione in una situazione familiare come la nostra, ma entro ancora più in ansia conoscendo bene la mia indole di disorganizzata cronica.
L’arrivo di Edy
Così, come faccio spesso quando sono in un momento difficile o che pare senza via d’uscita, mi metto a pregare che un segnale celeste mi indichi la strada giusta.
Il segnale arriva senza neanche farsi troppo attendere, nei panni di una signora milanese, trasferitasi a Padova, nell’appartamento accanto al nostro, sessantenne energica e vitale, con gli occhi che mandano lampi di luce magica.
Edy è un’astrologa ma, in poco tempo, diventa anche la tata adorata dei miei pargoli… e un po’ anche la mia.
Con vigore prende in mano le redini della mia disorganizzata esperienza di mamma.
Segue mia figlia maggiore nei compiti, quando io non posso farlo.
Inventa lavoretti creativi per il bambino piccolo, staccandolo da “mamma tv”.
E se io ho un problema, è sempre pronta ad accogliermi con una tisana e i suoi preziosi consigli legati alla vita, all‘astrologia e al karma. Si dice che le donne, a una certa età, possano trasformarsi in maghe buone, se veramente lo desiderano. Penso proprio che Edy lo abbia fatto, anche se si rifiuta categoricamente di parlarmene.
Vorrà dire che dovrò scoprirlo da sola…
Com’ è cominciata la storia di Mamma Simona? Ecco il riassunto delle vecchie puntate!




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