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Mamma Simona: la malattia

settembre 7, 2009 by mammenellarete  
Filed under Slider, Storie senza fine

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Distonia, distonia per piccina che tu sia…

I giorni della felicità familiare sembravano destinati a durare per sempre.
Ma, come dice un saggio indiano, “racconta a dio i tuoi progetti se vuoi vederlo ridere”.
Mi ammalai di una malattia strana, sfuggente, invalidante ma solo a tratti.

Un bel giorno, camminando come sempre per le calli veneziane, il mio piede sinistro decise che non era più il caso di comportarsi in maniera convenzionale. Invece di appoggiarsi ben centrato sulla sua pianta, iniziò ad appoggiarsi di lato, provocandomi zoppia, dolori alla schiena e alle ginocchia.
La sua decisione pareva irrevocabile, anche se in certi momenti tornava a essere il piedino beneducato di sempre.
La mia vita si fermò per un anno.

Un anno passato a fare visite dai medici, ricoveri ospedalieri, lunghe e costose sedute osteopatiche o di agopuntura, risonanze magnetiche, tac, pet, spet, dat scan, tic tac e din don dan.
Non so quante radiazioni assorbii quell’anno, non so più quanti medici, vedendo i miei esami, scossero la testa dicendo che non c’era niente di oggettivo.
Cominciai a pensare di essere pazza, mi beccai la mia bella depressione reattiva e fui portata da mio marito a consulto da un notissimo luminare milanese.
Il luminare era costosissimo, svolgeva la sua attività privata in un lussuoso studio in centro città, ed era molto avanti con gli anni. Questo mi rassicurava e mi dava l’idea che avesse un’esperienza almeno degna della sua fama.

Appena aprì bocca, dopo avermi visitato a stento, volevo già scappare dal suo studio; nella confusione mentale in cui mi trovavo sentivo che lui ipotizzava, nell’ordine, le seguenti malattie: Corea di Huntington, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, parkinson giovanile. Il più quotato era il parkinson giovanile, visto che, da quando avevo messo piede nello studio, avevo preso a tremare come un foglia al vento.

Non so perché né come, ma ebbi un rigurgito di lucidità, pensai che il pazzo fosse lui, che forse era già in preda alla demenza senile. Non dissi nulla, ringraziai per le succose ipotesi diagnostiche, mi feci svuotare il portafogli dalla segretaria e uscii.
Appena fuori dissi a mio marito che dovevamo consultare un medico brillante, ma più giovane, al passo coi tempi, che forse avrebbe formulato ipotesi diverse.
Lui fu d’accordo con me.

Appena possibile, su consiglio di un amico medico, ci recammo da un neurologo di Pavia, molto noto per la sua umanità. La visita ci costò pochissimo, giacché il suo ospedale era convenzionato. Dopo avermi guardato a lungo, in ogni posizione, e aver tastato le mie doloranti articolazioni, dopo aver letto con attenzione la mia cartella clinica e aver studiato i miei esami, scoppiò in una risata rasserenante come un temporale estivo dopo una giornata afosa.

“Ma che sclerosi e parkinson, signora bella, il suo caso è molto più semplice di così: lei soffre di una distonia al piede sinistro, neanche molto grave e curabile con la fisioterapia e i farmaci adatti”. Non so più quante volte lo abbracciai, sussurrandogli nell’orecchio che era un dottore meraviglioso, forse fino al momento in cui mio marito mi staccò da lui dicendomi che se continuavo così avrebbe chiesto il divorzio.
Uscita dall’ospedale, ancora zoppa ma felice, cantavo a squarciagola “distonia, dolce amica mia…” facendomi ridere dietro dai passanti. Ma non me ne importava. Non ero condannata alla sedia a rotelle, avrei ancora potuto passeggiare mano nella mano con la mia bambina e con mio marito.

Ero pronta a rinascere dalle mie stesse ceneri…

Simona Castiglione

Storie senza fine

Leggi la storia completa di Simona!


Hai mai affrontato una malattia? Racconta la tua storia sul forum!

Mamma Simona: il matrimonio

settembre 2, 2009 by mammenellarete  
Filed under Slider, Storie senza fine

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E così fu.
Dissi al direttore che da quel momento mi sarei occupata soltanto di recensioni di libri.
Lui accusò il colpo e, praticamente, non mi chiamo più se non per qualche sporadico intervento.

In compenso, avevo finalmente la mia piccola tutta per me.
Cominciammo a girare Venezia insieme. Io spingevo il passeggino su e giù per i ponti, distruggendomi la schiena, Sofia guardava il mondo attorno a sé ammirata, gli occhioni spalancati e il visetto sempre abbronzato. Quando trovavamo un parco giochi, facevamo una sosta e lei si scatenava con scivoli e altalene assieme ad altri bambini.

La nostra passeggiata mattutina iniziava dai giardini della Biennale – vivevamo nelle vicinanze – e finiva a Piazza S. Marco, per guardare i piccioni che facevano le loro danze amorose o che si fermavano sulle spalle dei turisti giapponesi dal corpo di granaglie, pronti a scattare le loro mille foto.

Quando tornò l’estate, andavamo ogni giorno in spiaggia, al Lido.
Sofia sguazzava beata – aveva ormai quasi due anni – e giocava con la fine sabbia lidense fino al tramonto. Il problema, poi, era rimuovere quella sabbia dagli anfratti del suo corpicino che diventava, ogni giorno di più, color cioccolata fondente.

Furono mesi intensi, ritrovammo l’antico attaccamento e mi sembrava di non aver bisogno d’altro se non della mia famiglia e della meravigliosa città che ci circondava.

“Marcia nuziale”

Dato il momento idilliaco che attraversavamo, io ed Enrico decidemmo di “regolare il nostro amore sull’altare” come canta De Andrè.
In pochissimo tempo organizzammo un matrimonio per pochi intimi; il nostro “altare” fu l’ufficio comunale di Rialto, il pranzo di nozze lo facemmo a S. Erasmo, una piccola isola della laguna veneziana soprannominata “l’orto di Venezia” per la sua terra prodiga di frutti e verdure squisiti.

Nonostante la poca preparazione, il matrimonio riuscì benissimo, i nostri amici e parenti sembravano sinceramente felici, i genitori soddisfatti di un legame che diventava, finalmente, ufficiale.
La piccola Sofia, vestita di bianco come una sposina, i lunghi capelli incoronati da roselline bianche, presenziava in quasi tutte le foto, gioiosamente indifferente all’evento.
Per lei suo padre e sua madre erano sempre gli stessi, solo, quel giorno, un po’ più eleganti del solito.


Simona Castiglione

Storie senza fine

Com’ è cominciata la storia di Mamma Simona? Ecco il riassunto delle vecchie puntate!

Donna in coma, partorisce la sua bambina

agosto 27, 2009 by mammenellarete  
Filed under News

parto-donna_coma_orGiunta in ospedale per un aneurisma cerebrale, partorisce la sua bambina.
Ora mamma e bambina sono in buone condizioni.

Come apprendiamo dal sito www.lanazione.it, una donna di Firenze, ieri ha dato alla luce la sua bambina di 2,800 grammi alla 36esima settimana di gestazione. Fin qui tutto regolare, ma la neomamma era arrivata d’urgenza in ospedale per aneurisma accompagnato da emorragia cerebrale.

I medici del reparto di neurochirurgia di Careggi hanno subito compreso il problema ed hanno ricoverato la donna, incosciente ed a rischio di vita.

Non è stato possibile trasportare la donna nel reparto maternità per il parto d’urgenza e tutto si è svolto in un reparto “anomalo” che ha dato la possibilità di salvare la vita ad una mamma e alla sua bambina.

I medici di tre reparti si sono mobilitati per questa situazione di emergenza coordinando le loro forze e la loro professionalità dando il massimo della loro esperienza e conoscenza.

Dopo la nascita della bambina, i medici hanno risolto il problema d’urgenza della mamma, bloccando l’emorragia cerebrale con delle tecniche particolari, il meno invasive possibile.

La neomamma, se tutto procede per il meglio, potrà essere, a breve, trasferita nel reparto maternità per proseguire il percorso prima di tornare a casa e godersi questa nuova vita con la sua piccola, nata inaspettatamente prima.

Il caso è alquanto strano e non è da tutti tenere sottocontrollo una situazione così delicata, in effetti risulta essere un “miracolo della medicina” effettuato grazie all’integrazione di vari reparti ospedalieri, quello del Prof. Di Neuroscienze Pasquale Menonna, del reparto materno-infantile del prof. Gianfranco Scarselli e quello cuore e vasi coordinato dal prof. Gian Franco Gensini.

Si, perché la tecnica utilizzata è stata quella dell’introduzione, attraverso una vena, di filamenti metallici nell’aneurisma che hanno dato la possibilità di bloccare l’emorragia.

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Mamma Simona: la nascita di Sofia

agosto 25, 2009 by mammenellarete  
Filed under Slider, Storie senza fine

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Nove anni fa, quando ero incinta della mia figlia maggiore, divoravo avidamente testi pseudoscientifici di letteratura per gestanti. Tutte le supertate che li avevano redatti erano concordi nel dire:”se avete in casa un bimbo appena nato, pensate solo a lui, non illudetevi di poter fare anche le faccende domestiche o, che so, scrivere un romanzo…”

In quanto alle faccende domestiche mi sentivo tranquilla, non mi sarebbe mai saltato in mente di darmi da fare con ramazze e scopettoni… come sempre, d’altronde. Avrei obbedito ai diktat delle supertate e sarei stata una mamma ideale, tutta per il suo neonato.
Però sullo scrivere avevo qualche rigurgito di ribellione: lo avevo sempre fatto, dalla primina in poi.
Come potevo smettere di colpo?
Magari non avrei scritto un romanzo durante il puerperio, però qualche riga su un argomento qualsiasi le supertate dovevano concedermela.

Il 2 agosto del 2000 nacque Sofia, alle ore 11.30. Pesava 3 kg e mezzo. io e il mio compagno, dopo aver constatato che non solo era sana ma era anche, senza alcun margine d’errore, la bimba più bella che esistesse sulla faccia della terra, ce la portammo a casa con un orgoglio insostenibile per chiunque ci stesse attorno, nonni compresi.
La mia vita con lei cominciò nel modo più idilliaco possibile. Lei si attaccò subito al mio seno e, in breve, diventò una divoratrice di latte abilissima.
Quando dormiva, nel suo buffo pigiamino verde pistacchio, io avvolta in una soffice vestaglie rosa, la vegliavo teneramente.
Purtroppo cominciai a vegliarla anche di notte.
Chissà quale supertata mi aveva messo in testa il terrore della morte bianca. “Le morti per soffocamento o arresto cardiaco sono fra le principali cause di decesso per i neonati dei paesi sviluppati”. Questa frase mi rimbombava in testa impedendomi di addormentarmi.
In breve diventai uno straccio, con una faccia così stravolta che persino il mio ginecologo si spaventò: “Signora, lei rischia la depressione post partum, deve distarsi, staccarsi dalla neonata per qualche ora al giorno e stancarsi il più possibile per dormire la notte”.

Essere più stanca di com’ero mi sembrava impossibile, eppure non vedevo altra via d’uscita da quella situazione.
Con l’aiuto di mia madre cominciai ad andare in palestra, ed effettivamente le cose migliorarono.
Mi sentivo più tonica, più attiva durante il giorno, ma la sera crollavo sul letto indifferente persino alle mie voci interiori sulla morte bianca.

Rinvigorita nel fisico e nell’umore, cominciai a coltivare l’idea di scribacchiare qualcosa di non impegnativo, così tanto per rimanere in allenamento.
Trovai un editore di guide on line che mi commissionò una guida artistico/culturale su Venezia.
Mi misi all’opera con tutto lo zelo possibile, sfruttando i riposini di Sofia, che nel frattempo diventavano sempre più brevi. Quando era sveglia, la piccola voleva tutto il mio tempo e le mie attenzioni. Era un piacere e insieme uno strazio, perché mi sentivo in colpa verso l’editore se non riuscivo a mandargli le mie stringhe settimanali di guida.
Disperata, chiesi un altro intervento quotidiano di mia madre per poter terminare la guida. Lei accettò, ma io, di nuovo stanca e per di più stressata cominciai a scrivere senza troppo controllo mentale.
Un giorno addirittura mi lanciai in un panegirico sui folcloristici piccioni di Piazza S. Marco, che volteggiando attorno ai monumenti attirano i turisti e fanno ridere i bambini.

L’editore mi mandò una mail di questo tenore:
“Gentile signora,
Mi dispiace dirle che dissento profondamente da quanto lei mi scrive sui piccioni veneziani.
Non solo sono brutti a vedersi e portano le malattie, ma con il loro guano devastano i monumenti corrodendoli. Insomma, sono un vero e proprio flagello per la città che il mondo c’invidia.
Vista la profonda discordanza di opinioni fra editore e autore, mi vedo costretto interrompere la nostra collaborazione.

Cordiali Saluti
Editor Tal dei Tali”

Fu così che, nuovamente distrutta e, per lo più, depressa,
mi trascinai dal mio ginecologo che non perse l’occasione di ripetermi: “Signora, lei rischia la depressione post partum, deve distarsi, staccarsi dalla neonata per qualche ora al giorno e stancarsi il più possibile per dormire la notte…

Simona Castiglione

Storie senza fine

Vuoi leggere dall’inzio la storia di Simona? Puoi trovarla qui!

Chi è Simona? Leggi la sua presentazione sul forum!

I bambini bilingue: maggiore apprendimento da piccoli

luglio 13, 2009 by mammenellarete  
Filed under News, Slider

I bambini esposti, sin da piccoli all’acquisizione e all’utilizzo di due lingue, risultano avere delle capacità di apprendimento molto più flessibili rispetto ad un piccolo esposto ad una sola lingua.
Lo dimostra una ricerca diretta dal professor Jacques Mehler con Agnes Kovacs della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, pubblicata su Science.

Come apprendiamo dal sito di repubblica, la ricerca del dott. Mehler è stata condotta su dodici bambini di dodici mesi, sei bilingue e sei monolingue.
I piccoli sono stati sottoposti a stimoli sonori con parole e strutture differenti e il fine dell’esperimento era capire in quale lato dello schermo sarebbe comparsa la successiva figura del pupazzo: in base ad alcune parole il pupazzo appariva a destra, con altre, a sinistra.
Da questa verifica è emerso che i bambini bilingue riuscivano subito a capire il trucchetto, gli altri riuscivano a dedurlo con maggiore difficoltà: risultava difficile associare l’immagine alle diverse parole.

Questo esperimento ha dimostrato che vivere con genitori appartenenti a lingue diverse, offre la capacità al bambino di capire quello che dicono mamma e papà sviluppando una capacità cognitiva molto più flessibile rispetto a quelli di compagni monolingue. Ciò comporta anche il miglioramento di coordinazione pratiche delle azioni e di programmazione delle attività, come se venisse a svilupparsi una maggiore organizzazione mentale e di facilità di apprendimento.

Il cervello del piccolo bilingue risulta più allenato perché stimolato continuamente da impulsi differenti che lo mettono nelle condizioni di apprendere, capire e sviluppare un migliore linguaggio e facilità di comprensione.

La ricerca del dott. Mehler dimostra, inoltre, che ad un anno il cervello del bambino bilingue è molto più allenato, ma ciò non vuol dire essere più intelligenti, ma solo più duttili ed avere una capacità che acquisiscono con facilità, spontaneamente e passivamente: per loro risulta del tutto normale acquisire in linguaggio materno e paterno anche se differente e rispondere, con le azioni, alla stessa maniera.

Guarda la presentazione di Letizia sul biliguismo al Momcamp! Che ne pensi della sua iniziativa?

Hai un bambino biligue? Racconta la tua esperienza sul forum!

Creato sperma umano in laboratorio

luglio 9, 2009 by mammenellarete  
Filed under News, Slider

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In laboratorio è stato creato sperma umano partendo da cellule staminali embrionali.

La notizia giunge dalla Gran Bretagna e sta facendo il giro del mondo. Sembrerebbe una delle rivoluzioni in campo della cura alla sterilità e, come sostengono in ricercatori, questa tecnica potrebbe essere utilizzata proprio come terapia per chi desidera avere un figlio e per complicazione fisiologiche non ne ha la possibilità.

La scoperta arriva dal Northeast England Stem Cell Institute e dall’ateneo di New Castle in Gran Bretagna, dal team di ricercatori capitanato da Karim Nayernia.

Questa ricerca, inoltre, secondo gli studiosi non esclude la possibilità che possa essere creato sperma in laboratorio partendo anche da cellule staminali femminili.

Che l’uomo possa non “servire” più per la procreazione di un figlio?

La donna potrebbe riprodursi da sola innescando, poi, come è ovvio che sia la polemica perché ciò potrebbe comportare un risvolto etico.

Come si è arrivati a questa scoperta e quali operazioni hanno compiuto i ricercatori?

Hanno lavorato su staminali derivanti da embrioni donati dopo trattamenti di fecondazione assistita.
Le cellule sulle quali si doveva operare sono state conservate in contenitori di azoto liquido e portate a temperatura corporea mescolandole con un composto chimico per stimolare la crescita e lo sviluppo.
Con un marcatore genetico si è potuto separare le cellule germinali – quelle che nelle prime settimane di sviluppo dell’embrione risultano diverse e che formeranno spermatozoi oppure ovociti.

Le cellule maschili differenziate sono state sottoposte a meiosi, il processo di riproduzione sessuale aspettando dalle quattro alle sei settimane per giungere allo sviluppo dello sperma.

Da ciò che sostiene il capo del team di ricerca, Nayernia, gli spermatozoi da laboratorio non sono perfetti come quelli naturali, ma sono comune adatti per il processo riproduttivo.

Che ne pensi di questa nuova scoperta? Esprimi la tua opinione sul forum nella conversazione aperta da Mammuzzi!

La gravidanza settimana per settimana

giugno 29, 2009 by mammenellarete  
Filed under Gravidanza, Slider

gravidanza_settimanaTi sei sempre chiesta che cosa succede al tuo corpo durante la gravidanza, quali sono i cambiamenti che subisce anche a livello interno? Ecco una “cronaca” dettagliata settimana per settimana!

Settimana 0-3. Dopo la fecondazione dell’ovulo, il tuo ciclo mestruale si interrompe per via di alcuni segnali chimici. Potresti avere delle piccole perdite ematiche leggere, quasi marroni, dette “perdite da impianto” dovute al posizionamento dell’ovulo. Tutto è normale.

Settimana 4. Dopo 12 giorni dalla fecondazione, anche un test di gravidanza può farti scoprire se sei incinta. Questo calcola il livello dell’ormone HCG che aumenta quando si è incinte.

Settimana 5. Potrebbero cominciare a manifestarsi i primi segni della gravidanza: l’olfatto risulta molto sensibile. L’embrione misura tra 1,5 /2,5 mm. Con un’ecografia transvaginale è possibile vedere il corpicino e la testa. Il suo cuore comincia a battere. Read more

Abusava dei suoi quattro figli: arrestato il padre

aprile 9, 2009 by mammenellarete  
Filed under News

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Un’altra storia di abusi e violenza, questa volta siamo a Taranto.

I protagonisti di questa vicenda sono quattro fratelli: un ragazzo di 21 anni, una ragazza di 19 anni e due gemelli, un maschio ed una femmina di 16 anni. A violentarli ripetutamente era il padre, un uomo di 39 anni con l’aiuto di un altro uomo di 58 anni.

I due narcotizzavano i ragazzi da oltre dieci anni abusando di loro sessualmente.

Il padre dei ragazzi è stato arrestato questa mattina, mentre per l’altro uomo il provvedimento restrittivo è arrivato in carcere, dato che sconta una pena di due anni con sei mesi di reclusione per avere abusato sul proprio figlio.

L’inchiesta sulla vicenda è partita già lo scorso novembre 2008, da una denuncia da parte della madre delle quattro vittime degli abusi con la conferma, da parte degli stessi ragazzi, dopo un incidente probatorio.
Le violenze sarebbero cominciate da quando i due gemelli avevano cinque anni e si sarebbero protratte fino al 2007.
I ragazzi vivevano in una casa famiglia da circa dieci anni e trascorrevano il finesettimana dal padre e dal suo convivente, l’uomo 58enne. Le violenze sarebbero proprio avvenute in questa casa di campagna di proprietà del padre delle vittime.
Dalle indagini condotte sugli avvenimenti è anche emerso un particolare sconcertante: pare che la moglie del 58enne, nonché mamma dei quattro ragazzi, si sarebbe suicidata nel 1991 dopo aver scoperto amaramente l’abuso sessuale del marito sul figlio minorenne.

Un altro triste episodio di abusi in famiglia che sconvolgono l’opinione pubblica: come è possibile tenere nascosta una situazione di tale gravità, per anni?

Ritorna in ballo, adesso, la questione del ruolo dei genitori e quanta consapevolezza ci sia quando si sceglie di mettere al mondo un bambino. Si tende spesso a confondere, come in queste situazioni avvilenti, il compito di genitore con quello di una persona irresponsabile.

La vicenda dimostra come l’abitudine e l’educazione ad un certo stile di vita può anche lasciar intendere come normale una situazione che non è assolutamente regolare: i ripetuti abusi subiti, già dalla tenera età fanno si che per il piccolo, determinati atteggiamenti subiti siano del tutto normali ed appartenenti alla quotidianità regolare della vita.
È questo uno dei motivi che non porta i bambini o i ragazzi che subiscono, a rivelare le violenze e a non andare contro il genitore che abusa di loro.

Parla con le altre mamme di questa vicenda sul nostro fourm!

Quando una mamma è lavoratrice

aprile 6, 2009 by mammenellarete  
Filed under I Racconti delle Mamme, Slider

Di questi tempi, per riuscire a nutrire e vestire i propri figli e sopravvivere fino alla fine del mese (più o meno…), bisogna lavorare in due.

Per quanto riguarda me, che di figli ne ho quattro, non c’è mai stata una vera scelta. Se ho mai accarezzato il sogno di starmene a casa ad occuparmi della prole, tale (un sogno) è rimasto. Forse qualche volta ci ho pensato. Ma la verità è che a me piace lavorare e sono felice di farlo.

Con l’aumentare della famiglia ho trovato con i miei datori di lavoro un punto d’incontro (in questo sono fortunata, lo so…) e, alla nascita dell’ultimo figlio, ho ottenuto un part-time di quattro ore.
Dall’anno scorso, quando il più piccolo dei miei figli era all’ultimo anno di scuola materna, ho chiesto ed ottenuto di poter lavorare due ore in più (per un totale di sei ore) ed ora credo di aver trovato il compromesso perfetto che mi permette di lavorare e, nello stesso tempo, di occuparmi di miei figli, di vederli crescere.

Certo, la mia vita è tutta una corsa, ma io credo che ne valga la pena: a parte il non trascurabile lato economico, per me l’ufficio è un posto “mio”, dove ho rapporti con molte persone, dove ho l’occasione di farmi apprezzare, dove mi sento utile.

La sveglia suona alle 5,45. Mi alzo, mi lavo e mi vesto. Dopodiché, mentre il papà – che nel frattempo si è lavato, sbarbato e vestito anche lui – prepara la colazione, io vado a svegliare e a vestire i due “piccoli” (sette e sei anni).

Saprebbero farlo da soli, coi loro tempi, ma la mattina abbiamo sempre troppa fretta e così li aiuto io. Se la sera prima non sono crollata – cosa che, ahimé, con l’aumentare dell’età avviene sempre più spesso – ed ho già preparato i vestiti, tanto di guadagnato, altrimenti devo sbrigarmi ancora di più.
Mentre loro fanno colazione metto la merenda negli zaini, piego il tovagliolo, mi preparo un panino o qualcos’altro per il mio pranzo (spesso avanzi della sera prima) e faccio colazione io stessa. Poi, mentre loro si lavano viso, mani e denti, il papà rifà i letti e io mi trucco e lavo anche i miei, di denti.

Siamo pronti. Se siamo stati “bravi” e non ci sono stati “incidenti” (mi scappa la popò, mi fa male qui, posso portare un gioco, ecc.), alle 7,45 siamo fuori di casa. Più spesso siamo fuori di casa intorno alle 8.

Le grandi (gemelle di 14 anni), nel frattempo, hanno già fatto tutte le loro cose da sole e sono già uscite. Il papà accompagna i bambini a scuola e io mi faccio la mia oretta di viaggio verso l’ufficio: autobus e metropolitana, accompagnata dalla musica del mio fedele lettore mp3 o magari da un libro abbastanza piccolo da entrare nella borsa.

Alla fine della mia giornata lavorativa, alle 15, “schizzo” fuori dall’ufficio: devo praticamente fuggire (di straordinari non se ne parla) se non voglio rischiare di far tardi a riprendere i bambini a scuola. Rieccomi di nuovo sulla metropolitana e poi sull’autobus a fare il mio percorso all’incontrario, pregando che non ci sia un incidente che rallenta il traffico o che non piova (cosa che, qui a Roma, è capace di rallentare il traffico tanto quanto un incidente). Di solito faccio in tempo.

Mi è capitato un paio di volte di fare tardi e di trovarli col broncio ad aspettarmi con le maestre, ma non può andare sempre liscia.
Se ho addirittura il tempo di aspettare prima che escano, scambio due chiacchiere con le altre mamme.
Poi loro arrivano, mi carico gli zaini uno per spalla (accidenti quanto pesano!), li prendo uno per una mano e uno per l’altra e camminiamo in fila indiana, sempre per mano, su un marciapiedi stretto stretto e ce la facciamo a piedi fino a casa.

Una volta arrivati mi metto comoda, faccio in modo che si tolgano giubbini e grembiuli, controllo se hanno qualche compito da fare (facendo il tempo pieno, di solito e per fortuna hanno compiti solo nel finesettimana) o se c’è qualche avviso o comunicazione da parte delle maestre e poi, mentre loro si lavano le mani dopo qualche insistenza da parte mia, preparo la merenda.
La consumano guardando un po’ di TV, se sono fortunata.

Le grandi sono già nella loro stanza immerse nello studio. Vado ad informarmi su com’è andata la loro giornata scolastica (di solito con grande soddisfazione, fortunatamente) e infine mi siedo al mio adorato PC. Controllo la posta, mi occupo del sito dedicato ai gemelli che gestisco insieme ad altri genitori, faccio un giro su facebook, ecc.

Nel frattempo i piccoli si scatenano. Adesso che il clima comincia ad essere più mite li lascio uscire sul terrazzo, controllando che non si sporgano, che non si arrampichino o che non buttino qualcosa di sotto: non abbiamo una buonissima “fama” tra i nostri vicini di casa…

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Così, tra qualche ricerca su Internet per le grandi, tra qualche lite da dirimere, tra qualche giocattolo conteso e qualche sederino da lavare, tra le loro domande a cui a volte è davvero difficile dare una risposta coerente (“ma è stato Gesù a mettere il semino di papà nell’ovino di mamma?”), tra qualche mio strillo se combinano qualche danno o tormentano la gatta, il pomeriggio passa.

Quando finalmente arriva il papà, di solito verso le 19 – 19,30 di sera, comincio a rilassarmi. Sono veramente felice che lui sia a casa, perché letteralmente “gli passo la palla”.

Ma non è finita perché bisogna convincerli a mettersi il pigiama, il papà controlla e “reintegra” gli astucci – e compito suo – e nel frattempo lo metto al corrente su quello che è successo e decidiamo cosa fare per cena. Non siamo di quelle famiglie così bene organizzate che hanno già il menù pronto per tutta la settimana, così improvvisiamo giorno per giorno.

Succede abbastanza spesso che i “menù” siano diversi per i piccoli, per le grandi e per noi. Spesso finiamo di cenare alle 10 di sera o anche più tardi. Può anche essere un momento piacevole, nonostante la stanchezza, perché finalmente siamo solo noi due e per la prima volta nella giornata c’è un po’ di silenzio.
Dopo cena, stremata, io di solito vado direttamente a letto lasciando a lui il compito di mettere a posto la cucina. Svengo, letteralmente, e dopo (troppo) poche ore la sveglia suona di nuovo e tutto ricomincia.

E la casa? E i “panni”?
A casa mia la lavatrice è sempre in funzione e non si stira quasi niente. Non inviterei mai qualcuno a casa durante la settimana (a parte occasionali compagni di scuola dei piccoli o delle grandi), perché è il sabato e la domenica che cerchiamo di dare alla casa una “parvenza” di ordine. Non siamo (affatto) maniaci della casa perfetta o della pulizia (sarebbe irrealizzabile), però facciamo del nostro meglio.

Poi c’è la spesa da fare (e che spesa!), i compiti… Insomma, non è che nei finesettimana ci riposiamo. È molto difficile trovare dei momenti per noi come coppia, ma ci sono anche quelli (per fortuna).

Ecco, questa è la mia vita di mamma lavoratrice. Caotica, frenetica, a volte frustrante. Ma, quando mi metto a letto, prima di addormentarmi, penso ai sorrisi dei miei figli, penso a quanto li amo, tutti e quattro, e a quanto amo il loro papà. Così, stanca ma soddisfatta, finalmente mi addormento (o, per meglio dire, svengo…).

Alessandra Rossetti
www.gemellinfamiglia.it

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Procreazione medicalmente assistita: legge italiana e estera

marzo 30, 2009 by mammenellarete  
Filed under News, Slider

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La procreazione medicalmente assistita è un argomento a volte ancora ostico da affrontare in Italia. È regolata dalla legge 40 del 2004 a cui sono stati apportati approfondimenti nel 2008.

La legge 40 è stata abbastanza criticata, soprattutto dalle donne che desiderano avere un figlio. Il comma dell’articolo 14 definisce i “limiti all’applicazione delle tecniche sugli embrioni” e al comma due stabilisce che, “Le tecniche di produzione degli embrioni, tenuto conto dell’evoluzione tecnico-scientifica e di quanto previsto dall’articolo 7, comma 3, non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre”.

Questo è uno dei punti essenziali che fa scattare la polemica e costringe molte coppie a prendere la decisione di andare all’estero per farsi impiantare l’embrione. È di oggi la notizia della storia di una donna, Barbara, che è stata costretta ad ipotecare la casa per pagarsi le spese all’estero ed avviare il processo di procreazione, solo per avere un bambino.
Tre embrioni sono troppo pochi e la legge, inoltre, non da nemmeno la possibilità di congelarli (comma 1 art. 14 della legge 40 : (“È vietata la crioconservazione e la soppressione di embrioni, fermo restando quanto previsto dalla legge 22 maggio 1978, n. 194”), è proprio questo il fulcro della polemica delle donne che sono quasi obbligate a recarsi altrove, per avere un figlio, perchè soggette ad infertilità.

Nel 2008 ci sono state una serie di ricorsi al Tar del Lazio, circa una cinquantina, in cui molte donne chiedevano di farsi autorizzare dal giudice alla diagnosi pre impianto per non essere costrette a “bombardamenti ormonali”, dato che (come abbiamo già visto) non è possibile produrre più di tre embrioni e congelarli.

Tante sono state e tante sono le donne che si sono affidate ad associazioni come Hera, Sos fertilità, Madre Cicogna, istituite proprio per offrire supporto materiale e psicologico alle donne bisognose che hanno replicato la violazione, da parte della legge 40, della Costituzione, ossia del “diritto alla salute, alla libertà di cura e all’uguaglianza”. Domani si deciderà se la violazione c’è oppure no.
Vediamo alcuni aspetti di normative sulla procreazione medicalmente assistita, all’estero.

Spagna.

Gli ovociti fecondabili non hanno un numero limite. Possono trasferirsi al massimo 3 embrioni per ogni ciclo di fecondazione e gli altri devono essere fecondati. Quindi, a differenza dell’Italia, il congelamento è consentito.

Francia.

Gli embrioni si possono congelare. Inoltre, i pazienti possono dare il consenso per fecondare un certo numero di ovociti in modo che, dopo quelli non utilizzati possono essere congelati. Un nuovo tentativo di PMA può essere fatto solo dopo che sono stati trasferiti tutti gli embrioni congelati e nessuno ha portato esito positivo.

Germania.

La legislazione tedesca, è un po’ simile a quella italiana (sotto solo alcuni aspetti).
Gli ovociti fecondabili non possono essere più di tre, o meglio, non possono essere portati allo stadio di embrione più di tre ovociti. Quelli in sovrannumero devono essere congelati. Il congelamento degli embrioni, invece, può avvenire solo nella primissima fase di sviluppo, quando si trovano allo stato di zigote.

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