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Sostegno gratuito alle neo mamme

febbraio 24, 2010 by mammenellarete  
Filed under Servizi, Slider

incinta_apBuone notizie per le neo mamme di Milano e dintorni. L’agenzia di servizi formativi Openminds organizza per loro una serie di iniziative completamente gratuite.

Innanzitutto ha messo a disposizione alcuni spazi, chiamati Milky Way, in svariate zone di Milano, in cui le mamme possono avere a disposizione gratuita, una volta alla settimana, un’ostetrica a cui sottoporre dubbi, domande, problemi relativi, ad esempio, all’allattamento o alla puericoltura (sonno, cura del neonato, igiene) e da cui ricevere un sostegno nei difficili primi mesi dopo il parto.

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Allattamento: ricerca norvegese sotto accusa

febbraio 1, 2010 by mammenellarete  
Filed under Slider, neonato

allattamento_apCome vi avevamo raccontato, il recente studio condotto dal dottor Sven Carlsen della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim, che sosteneva l’equivalenza nutrizionale tra allattamento naturale e allattamento artificiale, ha suscitato parecchie polemiche.

Per dovere di cronaca accogliamo e pubblichiamo la precisazione in merito del gruppo “IBFAN Italia… per la protezione dell’Allattamento e dell’Alimentazione Infanti”.

“Il latte artificiale è uguale a quello materno“: questo è quanto hanno titolato numerosi giornali e siti internet di tutto il mondo nelle ultime settimane.
Il riferimento è a una ricerca del norvegese Sven Carlsen che ha destato scalpore nel mondo scientifico.

Peccato che sarebbe bastato leggere la ricerca del dottor Carlsen per capire che le conclusioni del suo lavoro non possono essere queste, perché lo studio non ha confrontato la salute dei bambini allattati al seno e dei bambini alimentati artificialmente.

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Allattamento al seno: due studi aprono nuovi scenari

gennaio 21, 2010 by mammenellarete  
Filed under News, Slider, neonato

allattamento_apSolo qualche giorno fa uno studio pubblicato su “Acta Obstestricia et Gynecologia Scandinavica” metteva in dubbio i benefici derivanti dall’allattamento al seno.

Il dottor Sven Carlsen della Norwegian University of Science and Technology di Trondheim, coordinatore dello studio, sosteneva che la salute del bambino fosse condizionata principalmente dall’equilibrio ormonale nel grembo materno e dall’analisi condotta su più di 50 studi internazionali sulla relazione tra allattamento al seno e la salute, non sarebbero apparsi evidenti vantaggi nei confronti di questa pratica.

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I capelli del bambino

novembre 14, 2009 by mammenellarete  
Filed under Le cure del Bimbo, Slider

capelli_bambino_postQuando è nato aveva tantissimi capelli biondi ed ora castani e pochissimi?
I capelli dei bambini subiscono tante trasformazioni e non si conosce mai la loro quantità e la loro forma, almeno fino a quando non passano circa 12 mesi, periodo in cui la capigliatura comincia a stabilizzarsi, a raggiungere il suo colore.

Alla nascita quella capigliatura rappresenta solo una peluria che si è formata sul suo capo mentre era nella pancia della mamma nei quei nove mesi di gravidanza e non è detto che rimangano gli stessi, anzi quei capelli, sono destinati a cadere e a cambiare aspetto nel corso della sua crescita.

Nel giro di qualche settimana la peluria soffice lascerà il posto ai capelli che cresceranno in base alla caratteristiche genetiche dei genitori. In effetti, al momento della nascita non si è in grado di stabilire quale possa essere o diventare il colore dei capelli e la loro “forma”. Se ricci, ondulati, lisci…

La perdita della peluria non è complessiva e netta, ma avviene per gradi e può esserci la perdita a chiazze che a volte lascia insospettire la mamma, che teme qualche patologia del cuoio capelluto o qualche carenza di vitamine. Nulla di tutto ciò. Questo fenomeno è del tutto normale e si tende a perdere maggiormente la peluria nelle zone più interessate allo sfregamento come ad esempio la nuca.

La cura dei capelli del piccolo.

È possibile tagliarli ed utilizzare il phon?
Questa è una delle domande più frequenti delle mamme.
In genere, non è necessario tagliare la chioma del piccolo, anche perché quella dei piccini non è folta a tal punto da arrecargli fastidio o da necessitare di un taglio urgente. Al di là di ciò non ci sono comunque controindicazioni ad una spuntatina.
È possibile utilizzare anche il phon, ovviamente a temperature non incandescenti. Per i piccoli è consigliato frizionare con un asciugamano il capo: garantisce un’asciugatura molto dolce e non aggressiva, vista la pelle delicata del bimbo.

Come lavarli?

Nei primi periodi di vita del piccolo i capelli possono essere lavati anche tutti i giorni. Si può usare anche solo l’acqua per poi passare ad uno shampoo dolce che non aggredisca la sua cute. Nel primo periodo è anche consigliato lavare spesso i capelli per via della consistenza grassa che si accumula nel cuoio capelluto.

Durante l’allattamento compare la cosiddetta crosta lattea, crosticine squamose untuose e giallognole. Sono dovute ad una secrezione eccessiva delle ghiandole sebacee che posso comportare prurito. Per alleviare la sensazione si può utilizzare un detergente, che rinfreschi la pelle, a base di riso ed avena.

E le fontanelle?

Alla nascita, il capo del piccino ha ancora delle parti molli circoscritte, le cosiddette fontanelle che si ossificheranno nel corso dei mesi successivi. Non bisogna preoccuparsi eccessivamente perché le fontanelle sopportano benissimo le manovre e le pressioni dell’igiene quotidiana e non si arreca alcun danno al piccolo se si friziona la testolina con l’asciugamano, oppure si lavano i capelli.

Come curi i capelli del tuo piccolo? Dillo sul nostro forum!

Allattamento: il distacco dal seno

settembre 18, 2009 by mammenellarete  
Filed under Bambino, Slider

Siete stanche di sentire vostra madre o vostra suocera che vi fa degli appunti sul modo di allattare?
Quante volte avrete sentito dirvi che è grande e non è necessario continuare ad allattarlo perché in questo modo lo si vizia?

Il distacco dal seno è sempre un dubbio che sorge quando la mamma avverte queste “lamentele” esterne o quando sente che è in vena di cambiamento: il ritorno a lavoro, il piccolo ha bisogno di essere svezzato.
Ma quando è il momento giusto per staccarlo dal seno e quali sono gli accorgimenti da tenere?

Esigenze della mamma

La prima azione da compiere è quella di capire il motivo per cui si sente il bisogno di staccare il bambino dal seno:

- Le critiche e i giudizi altrui possono spingere ad anticipare lo svezzamento e per cui il distacco dal seno. Questo è un fenomeno che va analizzato con molta attenzione e se il piccolo desidera ancora il seno e la mamma è disposta a darlo, è assolutamente inutile e non proficuo interrompere l’allattamento solo perché qualcuno esprime la sua opinione da esterno;

- Se la mamma torna a lavoro può supporre di non riuscire a soddisfare le esigenze di allattamento del piccolo. Questo non deve essere un impedimento: tornare a lavoro si può e l’allattamento se interrotto per qualche giorno o ora non è un problema;

- Molte volte il piccolo è agitato e non riesce ad addormentarsi se non prende la poppata di notte. Questo può spingere la mamma ad interrompere l’allattamento per non viziarlo ed abituarlo ancora di più al seno. Non è una soluzione! Il pargolo potrebbe continuare a piangere e non tranquillizzarsi;

Cosa da non fare

Quando per un motivo o l’altro si è presa la decisione di staccare il bambino dal seno, non va assolutamente:

- Presa una decisione drastica, ossia il distacco immediato ed improvviso dal seno. Ciò potrebbe comportare solo nervosismo nel bambino e rischiare di farlo sentire abbandonato;

- Non applicare nessuna sostanza sgradevole attorno all’areola per far allontanare volontariamente il piccolo. Si rischia di far diventare un trauma, un’esperienza piacevole.

I consigli

Resta fondamentale capire le esigenze del bambino e comprendere quando è giunto il momento di staccarlo naturalmente dal seno. I piccini emanano segnali più di quanti ne pensiamo!

Il latte materno è l’alimento principale che, almeno fino al primo anno di età, va somministrato al piccolo anche accostandolo alle pietanze dello svezzamento. Quindi il distacco dovrebbe essere il più dolce e graduale possibile.
La mamma può cominciare a ridurre le poppate, una al giorno per poi procedere in modo progressivo ed eliminarle.
Quando si comincia il processo di distacco bisogna fare molta attenzione ai segnali del bambino che da un momento all’altro potrebbe sentire il bisogno di poppare di nuovo dal seno.
Sicuramente vanno evitate le “resistenze” che contribuiscono solo ad innervosirlo ulteriormente.
Bisogna sempre agire con dolcezza e trovare qualche soluzione che sostituisca temporaneamente la poppata. Ad esempio, per eliminare quella mattutina è bene che a svegliarlo, anziché la mamma sia il papà, la nonna, la babysitter.

Compensare il momento dell’assenza di poppata con baci, carezze e coccole e cercare di non eliminare completamente l’atto della suzione (azione che diletta il piccolo) e anziché utilizzare il seno della mamma, sostituirlo con il ciuccio, ad esempio, perché molte volte ciò che il bimbo cerca è proprio quello di allettarsi succhiando qualcosa, in tal caso il seno della mamma.

E dimentichiamoci dei giudizi esterni e godiamoci l’allattamento con il nostro bambino, anche se grandicello. È uno dei momenti più intimi da condividere con nostro figlio.
Sarà lui a capire il momento giusto!

Hai mai avuto questo problema? Raccontaci la tua storia sul forum!

Ecco i consigli della nostra esperta in allattamento, dott.ssa Carabetta!

Le raccomandazioni dell’OMS per il parto

settembre 6, 2009 by mammenellarete  
Filed under Parto, Slider

raccomandazioni_oms_parto_big

Una donna che partorisce in qualsiasi tipo di struttura ha bisogno ed ha diritto a ricevere il rispetto dei suoi valori e della sua cultura.

L’organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha stilato un documento nel 1985 : “Tecnologia appropriata per la nascita” in cui si elencano delle raccomandazioni a cui dovrebbero riferirsi tutti coloro che si trovano ed operano a stretto contatto con le partorienti.

Queste raccomandazioni si basano sul principio secondo il quale una donna ha il diritto a ricevere un’adeguata assistenza prenatale. La donna stessa deve svolgere un ruolo attivo nella concretizzazione di questa assistenza a lei diretta: deve pianificare, portare avanti e valutare l’assistenza stessa.

Raccomandazioni OMS.

- Per il benessere psicologico della donna deve essere assicurata la presenza di una persona, che può essere scelta da lei, e poter ricevere tutte le visite nel periodo post-natale;

- Ad una donna che partorisce in una struttura deve essere garantito il rispetto dei suoi valori e della cultura;

- Il travaglio può essere indotto solo in specifici casi, ossia riservati a determinate indicazioni mediche e non deve superare il tasso del 10% in nessuna regione geografica;

- Non c’è nessuna prova che dopo un precedente cesareo sia richiesto un ulteriore cesareo per la gravidanza successiva. Parti vaginali, dopo cesareo, dovrebbero venire incoraggiati;

- Non c’è nessuna indicazione per la rasatura del pube e per il clistere prima del parto;

- La rottura artificiale delle membrane, fatta di routine, non ha nessuna giustificazione scientifica e, se richiesto, si raccomanda solo in uno stadio avanzato del travaglio;

- Durante il travaglio si dovrebbe evitare la somministrazione routinaria di farmaci se non per casi specifici;

- Il monitoraggio elettronico fetale, fatto di routine, deve essere eseguito solo in situazioni mediche particolarmente selezionate e nel travaglio indotto;

- Si raccomanda di non mettere la donna nella posizione supina durante il travaglio e parto. Si deve incoraggiare la donna a camminare durante il travaglio e a scegliere liberamente la posizione per lei più adatta al parto;

- L’uso sistematico dell’episiotomia non è giustificato;

- Il neonato in salute deve restare con la madre ogni volta che le condizioni dei due lo permettono. Nessun processo di osservazione della salute del neonato giustifica la separazione dalla madre;

- Si può promuovere immediatamente l’inizio dell’allattamento persino prima che sia lasciata la sala parto;

- L’allattamento costituisce l’alimentazione normale ed ideale del neonato e dà allo sviluppo del bambino basi biologiche ed effetti impareggiabili;

- In gravidanza si raccomanda un’educazione sistematica sull’allattamento al seno, poiché attraverso un’educazione ed un sostegno adeguato tutte le donne sono in grado di allattare il proprio bambino al seno;

- Si deve incoraggiare le madri a tenere il bambino vicino a loro e di offrirgli il seno ogni volta che il bimbo lo richiede. E di raccomanda di prolungare il più possibile l’allattamento al seno e di evitare il completamento di aggiunte. Una madre in buona salute non ha bisogno di alcun completamento fino ai 4- 6 mesi di vita del bambino.

Che ne pensi di queste “raccomandazioni”? Dillo sul nostro forum!

Il latte d’asina: le testimonianze dei genitori

agosto 31, 2009 by mammenellarete  
Filed under Slider, neonato

latte_dasina_bigCare mamme, continuiamo a parlare di latte di asina attraverso la voce di alcuni genitori che hanno vissuto sulla propria pelle la brutta esperienza di avere un figlio neonato allergico al latte commerciale e al latte di soia.

La signora D’Amore, di Floridia, cittadina in provincia di Siracusa, mamma di un bambino di tre anni, ci racconta la sua esperienza: «Non ho potuto allattare mio figlio al seno e ho cominciato l’allattamento artificiale ascoltando i consigli del mio pediatra. I problemi, purtroppo, si sono manifestati subito: il bambino non dormiva, aveva coliche continue, era sempre nervoso. Naturalmente non cresceva come avrebbe dovuto.
Il pediatra ha cambiato il latte, senza alcun risultato.
Anzi, il peggioramento era continuo, con diarrea e gastroenterite. Ho provato tutte le qualità di latte per bambini intolleranti presenti sul mercato, ma i sintomi persistevano. Infine, disperata, mi sono rivolta a un nuovo pediatra che mi ha prescritto il latte di soia. Dopo aver constatato che neanche con questo prodotto avevamo la soluzione, mi ha detto di passare al latte di asina. Il miglioramento è stato immediato. La diarrea, la gastroenterite, il nervosismo e l’insonnia sono spariti nell’arco di pochi giorni e mio figlio ha cominciato a crescere come un bambino sano. È guarito grazie al latte di asina.»

Anche il professore Gianpaolo Schillaci, professore ordinario di Meccanizzazione agricola presso la facoltà di Agraria di Catania, narra un’esperienza simile: «Mia figlia presentava una dermatite molto grave, i medici non riuscivano a diagnosticarne l’eziologia, nonostante ripetuti esami del sangue. Infine abbiamo provato a sostituire il latte per bambini con quello di asina e la guarigione è stata velocissima.»

Anche Vincenzo Cavalieri, di Canicattini Bagni (Siracusa) ha dovuto allevare la propria figlia con il latte d’asina. A differenza degli altri genitori, che non conoscevano le qualità di questo latte, Vincenzo sapeva che sua figlia avrebbe potuto trarre giovamento, ma ha subito l’ostilità dei medici. Inoltre è un allevatore di asini ragusani, quindi aveva a disposizione la materia prima: «Mia moglie non ha potuto allattare la bambina al seno per problemi di salute. Il pediatra ci ha prescritto il latte industriale e sono cominciati i problemi: notti insonni dovuti a pianti ininterrotti, coliche continue e terribili e stipsi. È stata un’odissea, il pediatra continuava a cambiare marca di latte, ma i risultati erano identici.
Mi sembrava di impazzire: dodici giorni senza dormire, la bambina che non cresceva e che piangeva sempre: temevo il peggio. Infine ho fatto di testa mia e ho dato il latte delle mie asine a mia figlia.

Sembra incredibile, ma appena si è staccata dal biberon ha cominciato a dormire, quando si è svegliata aveva il pannolino sporco, come tutti i neonati normali.
Da allora non ha più avuto coliche, ha cominciato a crescere bene, dorme regolarmente. Adesso ha tre anni e già cavalca la sua asinella. Vorrei che tutti i genitori i cui figli hanno problemi di intolleranza o allergia al latte commerciale sapessero che c’è il latte di asina. Lo si può comprare solo in azienda, perché la legislazione italiana non prevede la vendita in negozio, ma fare qualche chilometro in più per la salute del proprio bambino non è un gran sacrificio.»

Barbara Becheroni

Cosa ne pensi del latte d’asina? Il tuo piccolo ha mai assunto latte d’asina? Raccontalo sul nostro forum!

Il latte d’asina per i bambini

agosto 26, 2009 by mammenellarete  
Filed under Le cure del Bimbo, Slider

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Care mamme, per motivi professionali ho passato l’estate a studiare il latte di asina.
Il motivo è semplice: sembra che abbia alcune proprietà importantissime per la salute umana.
Inoltre l’allevamento di asini potrebbe essere uno sbocco lavorativo per molti giovani che vivono in zone agricole la cui ubicazione “scomoda” non permette altre soluzioni.

La cosa più interessante che ho scoperto sul latte di asina è che può risolvere alcuni casi di allergia e intolleranza alimentare dei bambini nei confronti del latte vaccino, di soia o proveniente dall’industria.

Quando una mamma non può, per motivi suoi personali, allattare il suo bambino al seno, di norma comincia l’allattamento artificiale, usando prodotti specifici. Alcune volte, però, questi prodotti determinano situazioni di allergia o intolleranza alimentare, che si manifestano sotto vari aspetti: insonnia, agitazione, diarrea o stipsi, mancata crescita, nervosismo, coliche, dermatiti.

Esistono alcuni prodotti specifici, che sono però derivati ugualmente dal latte vaccino, che subisce alcuni trattamenti che dovrebbero eliminare l’intolleranza, ma non sempre ci riescono e che spesso non presentano le caratteristiche di appetibilità richieste dai neonati. Oppure il latte di soia, che può però a sua volta determinare allergia o non essere gradito dai bambini.

La soluzione per questi problemi risiede nel latte di asina.
La sua formulazione è naturalmente simile a quello di donna, sia per la quantità di lattosio che per la percentuale di proteine e grassi. Il suo gusto si avvicina a quello materno e la crescita dei neonati alimentati con latte di asina è simile a quella dei bambini cresciuti col latte materno.

Lo studio del latte di asina comparato a quello di altri mammiferi domestici aveva inizialmente ipotizzato che l’assenza di intolleranza verso questo prodotto risiedesse nella quantità di caseina (una proteina), che nel latte di asina è simile a quella materna, mentre nel latte di vacca è maggiore.

Invece i più recenti studi, ancora in corso, presso la facoltà di Agraria di Catania, hanno rilevano un diverso meccanismo di azione. In pratica, non è tanto la quantità di caseina a determinare l’allergia o l’intolleranza, bensì la sua qualità. Le proteine sono molecole complesse e molto grandi, formate da tanti mattoncini che si chiamano aminoacidi.
Gli aminoacidi sono disposti in sequenze diverse nelle varie proteine, anche nella caseina, a seconda dell’animale da cui provengono. Ci sono dei tratti chiamati epitopi che determinano l’allergia o l’intolleranza nelle persone predisposte. Nella facoltà di Agraria di Catania stanno definendo le varie sequenze aminoacidiche delle proteine del latte dei mammiferi domestici e dell’uomo. Gli epitopi presenti nella caseina del latte vaccino non corrispondono mai a quelli umani o di latte di asina.
Sono studi iniziati da poco, ma promettono bene.

In ogni caso, ho intervistato alcuni genitori che avevano grossi problemi di allergia alimentare nei propri neonati, che sono stati risolti con il latte di asina. L’unico problema è che non si trova in commercio, perché la legislazione italiana non permette di venderlo nei negozi e nei centri commerciali, ma solo direttamente nell’azienda di produzione. Con una semplice ricerca sul territorio, però, è possibile trovare le numerose aziende agricole che hanno cominciato ad allevare le asine per il loro latte. Forse non è il percorso più comodo, ma probabilmente è il migliore per la salute del bambino.

Alcuni siti in cui trovare informazioni:

www.mondoasini.com

www.asinomania.com

Barbara Becheroni


Che ne pensi del latte d’asina? Può sostituire il latte materno? Commenta sul forum!

I consigli per l’allattamento al seno

agosto 19, 2009 by mammenellarete  
Filed under Slider, neonato

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Dopo aver affrontato il momento difficile del parto, una mamma viene a contatto diretto con delle azioni naturali che deve compiere per la crescita del suo piccolo, come l’allattamento.
Molte sono le neomamme che incontrano difficoltà nel compiere questa azione naturale ed esprimono i loro dubbi a riguardo.

Come si allatta?
In che posizione devo mettere il piccolo per evitare che soffochi?
E se non vuole il seno?

Ecco alcuni utili consigli per evitare imprevisti e godersi uno dei più teneri momenti di scambio di emozioni tra madre e figlio.

Prima dell’allattamento: la preparazione

Posizioni di mamma e bambino

Innanzitutto è necessario, come prima regola, che mamma e bambino siano comodi per favorire un allattamento rilassato.
- La posizione della mamma può essere seduta, magari con l’aiuto di uno sgabello per appoggiare le gambe, oppure sdraiata (molte mamma sono costrette, soprattutto nei primi periodi di vita del piccolo, ad allattare anche di notte).
- La posizione distesa ideale per la mamma, è quella su un fianco rivolta verso il piccolo che porterà la sua testolina all’altezza del seno della mamma con la bocca verso areola e capezzolo.

Se la mamma è seduta, il piccolo va riposto sul grembo con il corpo aderente a quello della mamma, con gambe, torace e testa tutte sullo stesso asse. Il nasino è rivolto verso il seno della mamma e il mento aderisci al seno stesso.

I capezzoli della mamma

Prima di cominciare ad allattare è preferibile sterilizzare con acqua tiepida e garza la zona del seno materno che il piccolo utilizzerà per la poppata: passare la garza partendo dall’areola e finendo al capezzolo.

Durante l’allattamento

In genere la fase della poppata, dura dai 10 ai 40 minuti.
È bene svuotare entrambe i seni, destro e sinistro, cominciando prima con l’uno e a metà poppata, passare all’altro ripetendo la stessa operazione.

Il bimbo deve avere visibilmente la bocca aperta, quando si sta per cominciare la poppata e l’areola deve essere visibile dal labbro superiore e non visibile da quello inferiore, questo è sinonimo di buona aderenza della bocca del piccolo al seno.

Inoltre, le guance del bambino devono essere piene e non mostrare alcun segno o linea di svuotamento o fossette, perché questo indica che il bambino non sta succhiando bene, la sua bocca non aderisce bene al seno e sta solamente ingurgitando aria.

Per facilitare la presa del seno da aperta del piccolo, è consigliabile tenere con le dita il seno: il pollice sopra l’areola e magari l’indice, sotto (anche se la presenza dell’indice non è necessaria, perché una pressione maggiore potrebbe anche ostruire i dotti che favoriscono la fuoriuscita del latte). È preferibile, inoltre sostenere il seno con le altre dita in modo da tenerlo fermo e facilitare la presa del bambino.

Quando si è a metà della poppata, è necessario passare all’altro seno. Se il piccolo non vuole staccarsi, pian piano , con gesti delicatissimi, si può allontanare la sua boccuccia dal seno facilitandosi con l’aiuto del dito posto tra il capezzolo ed una parte laterale della bocca del bambino.

Dopo l’allattamento

Quando il bambino non ha più voglia di latte, sarà lui stesso ad allontanare la testolina dal seno.
A poppata conclusa, si consiglia di ripulire il seno sempre con della garza ed acqua tiepida e magari lasciarlo anche libero all’aria per facilitare il rilassamento muscolare.
Dopo l’allattamento riporre il piccolo in posizione eretta verticale con il corpo appoggiato al petto della mamma e la testolina su una spalla della mamma e dare piccoli colpettini sulla schiena per facilitare il cosiddetto “ruttino”.

Qual è la posizione più comoda per allattare? Dillo alle altre mamme sul forum!

Per approndire l’argomento dell’allattamento al seno, ecco la nostra esperta Carabetta che ci informa su come può avvenire il distacco dal seno se il bambino è abbastanza grandicello.

Il tiralatte: come si utizza e le tipologie

luglio 27, 2009 by mammenellarete  
Filed under Shopping, Slider

tiralatte_bigProblemi pratici con l’allattamento al seno?

Se siete donne che allattano al seno, il problema può risolversi semplicemente con il tiralatte, uno strumento indicato per risolvere fastidi legati agli spostamenti e ai tempi di allattamento per il piccolo.
Il tiralatte riproduce lo stessa azione compiuta dal bambino durante la suzione: stimola le ghiandole mammarie per produrre latte
.
Questo strumento è ideale soprattutto nel periodo estivo. Quando si va in vacanza e si passa del tempo in spiaggia, molte donne non riescono ad allattare mostrando il seno in pubblico ed il tiralatte è la soluzione migliore, oppure quando ci si reca in luoghi pubblici, si utilizzando mezzi di trasporto pubblico anche quando la mamma ed il bambino sono costretti a stare lontani fisicamente per alcune ore della giornata.
Serve anche a conservare il latte nel contenitore apposito ed utilizzarlo quando è necessario.

Come si utilizza?

È formato da una coppa che si attacca al seno, tipo ventosa (ovviamente dipende dai modelli) che esercita un’azione massaggiante sulla mammella. Il latte viene raccolto nel contenitore, di cui ogni tiralatte è dotato che serve per la conservazione del contenuto. Può essere riposto o in frigo, ma anche in freezer e scaldato nel momento opportuno anche quando la mamma non è vicina al suo piccolo.

Alcuni consigli

Il latte andrebbe tirato circa tre quattro volte al giorno, svuotando completamente entrambi i seni, in modo da avere un’attività mammaria regolare e creare un equilibrio all’organismo della mamma.

Quali sono le tipologie in commercio?
Sostanzialmente si dividono in base a due caratteristiche: se manuali o elettrici.

Tiralatte manuale

È costituito da una coppa, tipo ventosa con una siringa che si appoggia sul seno. L’altra parte è costituita da una contenitore con la maniglia che viene utilizzata, per l’appunto, manualmente e serve proprio per tirare il latte che si raccoglie nel contenitore apposito.
Sono i più diffusi e non costano moltissimo, massimo 50 euro. Servono soprattutto per tirare piccole quantità di latte visto che il gesto è manuale e risulterebbe un po’ fastidioso ed impegnativo farlo per tanto tempo. A quel punto è meglio utilizzare i tiralatte elettrici.

Tiralatte elettrici

Possono essere di due tipi:

- Piccole dimensioni: funzionano con lo stesso principio di quelli manuali anche se il tipo di funzionamento è elettrico. Serve nei momenti in cui bisogna tirare elevate quantità di latte, processo che necessità di molto più tempo. Si utilizzano con una fonte di energia elettrica che può essere costituita da un trasformatore o una batteria. Il prezzo su commercio è molto più elevato, quasi il doppio di quelli manuali.

- Grandi dimensioni: funzionano come quelli di piccole dimensioni, la differenza sta nel fatto che son più grandi e servono per tirare elevate quantità di latte: quando, ad esempio, ci sono più bambini da allattare.
Il costo è molto elevato e molte farmacie danno la possibilità di prenderlo a noleggio.

Utilizzi il tiralatte? Dai i tuoi conisgli sul forum!

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