F come Fiat
29 febbraio 2008
Categoria: Servizi
da redattrice self-service
La nostalgia mi attanaglia! Sarà questo lavoro con le mamme, che chiama ricordi recenti per loro e lontani nell’infanzia per noi, sarà un periodo un po’ così, di passaggio da una città a un’altra, da un’inverno a una primavera, da un treno all’altro portatori di pensiero preoccupanti, di aerei persi verso amici mancanti….ma la “nostalgia canaglia” (sarà colpa anche di Sanremo) mi chiama…
Vedo la “SignorinaEffe” al cinema, guardo le immagini di repertorio dall’alto della Fiat degli anni ’80, invasa dal blocco delle catene di montaggio di 30 giorni consecutivi.
Le immagini del corteo della minoranza silenziosa di 40000 quadri che invece volevano lavorare e non volevano protestare contro la crisi e i licenziamenti, convinti ma anche costretti a scendere in piazza (così racconta mio padre) perché tanto loro non sarebbero stati toccati (cosa non successa: dei 14.000 licenziati molti saranno anche tra quelli presentati come “intoccabili”).
“L’impatto è evidente. I “40.0000” marciatori sfilano in silenzio, con pochi cartelli graficamente ben scritti, procedono ordinatatamente per le vie del centro con le loro giacche, cravatte, soprabiti. Una marcia borghese.
Questo è un avvenimento sociale e politico che cambierà per sempre e radicalmente il mondo del lavoro. Nessuno, né sindacati né potere politico lo hanno previsto, ma la marcia degli impiegati della FIAT segna una sconfitta della lotta operaia.”
Storia d’Italia anche questa poco conosciuta, poco raccontata, ma per me molto vicina, perché quei parcheggi esterni ai cancelli che si vedono attorno alle entrate della Fiat di Mirafiori, parcheggi semi-vuoti essendo la fabbrica chiusa, i turni saltati, c’erano solo gli operai dei turni di sorveglianza anche di notte coi loro picchetti per evitare che i crumiri entrassero dentro; quelli sono i parcheggi dove andavo in bici con il babbo e mia sorella la domenica mattina. Dove ho imparato ad andare in bici a 5/6 anni ca., con le ruote piccole sbalzate per abituarsi a non usarle in velocità. I parcheggi di fronte alla mia casa a Corso Unione Sovietica, di fronte all’entrata 9 della fabbrica amata e maledetta simbolo dell’industrializzazione del nostro paese. Simbolo del benessere economico per tutti e della spersonalizzazione del lavoratore italiano, che diventa pezzo della catena di montaggio, simile ad altri centinaia di migliaia di altri operai. I miei non lavoravano alla Fiat ma quei piloni enormi in cemento armato con la grande scritta in testa sono un orizzonte poetico nel mio ricordo di un’infanzia sempre felice. Spazi immensi, quanto erano grandi, ancor più nella mia testa di bambina quei pargheggi…come sono pesanti e immensi nelle emozioni i ricordi per i protagonisti del film che dopo essersi tanto amati e separati con uguale passione (nostalgia anche per quello…), si ritrovano in una città totalmente cambiata nei sedili anteriori e posteriori di un taxi che uno guida e l’altra prende uscendo proprio da quel Lingotto, un tempo pista all’avanguardia (la pista per le prove sul tetto dell’edificio!) per i collaudi delle auto italiane, e ora centro commerciale come un altro!
Quanta poesia in quel finale tutto loro, della loro storia d’amore, quasi un Dottor Zivago (“Voltati, voltati, voltati!” gridava Nanni Moretti in Palombella Rossa) del 2008. Un finale tutto loro: dei due protagonisti Filippo Timi e Valeria Solarino, in un film che racconta anche se più come contorno che come protagonista la storia di un’intera città. La storia di Torino nel 1980, che è anche la storia di un intero paese, la Fiat era l’Italia con il suo massiccio carico di immigrazione da tutto il paese e di famiglie nate e cresciute grazie ai suoi stipendi.


Ciao! Il film in sé non mi ha fatto impazzire, anche se non era male, ma capisco bene il discorso sulla nostalgia, e anche sul periodo.
Detto questo, e per risponderti qui al commento che hai lasciato da me, sono “ometto fortunato” perché con la mia bella riusciamo ad organizzarci abbastanza bene, e anche a usare la baby sitter per riaffermare i nostri diritti civili personali e di coppia… (mica semo solo na mamma e e ‘n papà, aho…)
grande pop! per le gestione dei ricordi e della vita di mamma e papà…
bt
Hai ragione , anch’io ho dei ricordi bellissimi di quei cortili all’italiana dove mia madre -piemontese- ha imparato a cucinare le orecchiette e l’insalata d’aranci, dove lei ha insegnato i suoi piatti alle altre mamme, dove io e i miei amici non ci siamo mai e dico mai sentiti diversi anche se io biondo svedese e altri bruni e occhi neri.
E dove anch’io ho imparato una delle cose piu` belle e libere: andare in bici.
salutissimi e complimenti per il blog
Angelo